Come calcolare il Valore Atteso (EV) nelle scommesse sportive? Perché bisogna puntare sul value e non sull’intuizione
La maggior parte degli scommettitori sportivi ragiona nel modo sbagliato.
Cerca semplicemente di rispondere a una domanda:
“Chi vincerà?”
Il Paris Saint-Germain sembra più forte.
Naomi Osaka ha più esperienza.
Una squadra sembra in grande forma.
Un’altra appare meno convincente.
E automaticamente il nostro cervello costruisce una storia.
Ma qui nasce un enorme problema:
avere ragione sul vincitore non significa necessariamente aver fatto una buona scommessa.
Sì, hai letto bene.
Una scommessa può vincere…
e allo stesso tempo essere matematicamente pessima.
Al contrario:
una scommessa eccellente può perdere.
Può sembrare controintuitivo.
Eppure, è proprio questa differenza che separa gli scommettitori occasionali da quelli realmente profittevoli.
Gli scommettitori migliori non cercano semplicemente vincitori.
Cercano:
value
In altre parole:
quote superiori alla reale probabilità di un evento.
È qui che entra in gioco il concetto di:
Valore Atteso (Expected Value o EV)
In questo articolo scoprirai:
- come calcolare il Valore Atteso nelle scommesse sportive,
- perché l’intuizione porta spesso a decisioni sbagliate,
- come identificare una value bet,
- e perché gli scommettitori vincenti ragionano in termini di probabilità e prezzo, non di emozioni.
Analizzeremo inoltre due esempi completi e dettagliati:
- un esempio di calcio: PSG vs Arsenal in una finale di Champions League
- un esempio di tennis: Iva Jovic vs Naomi Osaka al Roland Garros
E le conclusioni potrebbero sorprenderti.
Cos’è il Valore Atteso (EV) nelle scommesse sportive?
Il Valore Atteso rappresenta il profitto o la perdita media che puoi aspettarti nel lungo periodo se ripeti la stessa scommessa centinaia o migliaia di volte.
In termini semplici:
il Valore Atteso ti dice se una scommessa è matematicamente profittevole oppure no.
Un EV positivo significa:
“Questa scommessa dovrebbe generare profitto nel lungo termine.”
Un EV negativo significa:
“Questa scommessa farà perdere denaro nel lungo periodo.”
Ed è qui che cambia completamente il modo di ragionare.
Perché nelle scommesse sportive:
vincere una scommessa non significa automaticamente aver preso una buona decisione.
Gli scommettitori professionisti lo sanno bene:
il breve termine inganna.
La matematica no.
Come si calcola il Valore Atteso?
La formula è relativamente semplice:
EV = (Probabilità di vincere × Guadagno ottenuto) − (Probabilità di perdere × Denaro perso)
In pratica:
confrontiamo
- quanto guadagniamo quando abbiamo ragione,
- ponderato dalla probabilità di successo,
con
- quanto perdiamo quando sbagliamo,
- ponderato dalla probabilità di fallimento.
Un errore molto comune tra gli scommettitori
Molti principianti sbagliano il calcolo.
Perché?
Perché utilizzano il ritorno totale della scommessa invece del profitto netto.
Vediamo un esempio semplice.
Supponiamo di puntare 100 € su una quota di 2.36.
Se la scommessa vince, il bookmaker restituisce:
236 €
Ma il profitto reale non è 236 €.
Il guadagno netto è:
136 €
Perché?
Perché i 100 € iniziali rappresentano semplicemente il tuo stake restituito.
La formula corretta è sempre:
Profitto netto = (Quota − 1) × Puntata
Sembra un dettaglio insignificante.
Ma cambia completamente il calcolo.
Perché gli scommettitori perdono soldi seguendo l’intuizione
Il cervello umano ama le storie.
Una squadra sembra più forte.
Un giocatore è più famoso.
Una squadra ha più esperienza.
Una serie positiva crea fiducia.
E immediatamente pensiamo:
“Sembra una scommessa logica.”
Ma le scommesse sportive non premiano le storie.
Premiano:
gli errori di prezzo.
Un bookmaker non ti chiede:
“Chi vincerà?”
Ti chiede:
“Sei disposto a pagare questo prezzo?”
Ed è questo che cambia tutto.
Immagina una squadra che vince il 90% delle partite.
Sembra una scommessa facile?
Non necessariamente.
Se il bookmaker offre quota 1.02, quella scommessa diventa pessima.
Perché?
Perché il prezzo è troppo basso.
Potresti vincere molto spesso…
e perdere comunque denaro nel lungo periodo.
È qui che nasce il vero:
Value Betting
Una buona scommessa non è necessariamente la più probabile.
Una buona scommessa è:
quella in cui la quota è superiore alla probabilità reale dell’evento.
Vediamo ora un esempio concreto.
Esempio n.1: PSG vs Arsenal, quando NON esiste value
Prendiamo una finale di Champions League tra Paris Saint-Germain e Arsenal.
Le quote offerte dal bookmaker
Il bookmaker propone:
- Paris Saint-Germain: 2.36
- Pareggio: 3.37
- Arsenal: 3.20
Il margine del bookmaker sul mercato è:
3.30%
Le tue probabilità stimate
Come scommettitore, stimi:
- PSG: 40%
- Pareggio: 29%
- Arsenal: 31%
A prima vista, molti potrebbero pensare:
“Il PSG ha più esperienza nei grandi appuntamenti.”
Oppure:
“Arsenal può sorprendere.”
O ancora:
“Una finale può essere decisa da un solo episodio.”
Tutti ragionamenti apparentemente sensati.
Ma ancora una volta:
le scommesse sportive non pagano le storie.
Premiano:
il value.
Prendiamo una puntata standard di 100 € e analizziamo ogni esito nel dettaglio.
Passo 1: Calcolo dettagliato dell’EV del PSG
Quota:
2.36
Profitto netto:
(2.36 − 1) × 100
= 136 €
Probabilità stimata di vittoria:
40%
Probabilità di perdere:
60%
Applichiamo la formula:
EV = (0.40 × 136) − (0.60 × 100)
Scomponiamo il calcolo:
0.40 × 136 = 54.40
0.60 × 100 = 60
Quindi:
EV = 54.40 − 60
EV = −5.60 €
Verdetto sul PSG
Anche se il PSG dovesse vincere la finale:
la scommessa rimane matematicamente negativa.
Nel lungo periodo perderesti teoricamente:
5,60 € ogni 100 € puntati.
In altre parole:
non c’è value.
Passo 2: Calcolo dettagliato dell’EV del pareggio
Vediamo ora il caso del pareggio.
La quota proposta è:
3.37
Continuiamo a utilizzare una puntata standard di 100 €.
Per prima cosa calcoliamo il profitto netto.
Profitto netto:
(3.37 − 1) × 100
= 237 €
La tua probabilità stimata di pareggio è:
29%
La probabilità di perdere la scommessa è quindi:
71%
Applichiamo la formula del Valore Atteso:
EV = (0.29 × 237) − (0.71 × 100)
Scomponiamo il calcolo:
0.29 × 237 = 68.73
0.71 × 100 = 71
Quindi:
EV = 68.73 − 71
EV = −2.27 €
Verdetto sul pareggio
Anche in questo caso il risultato è chiaro:
non esiste value.
In termini pratici:
perderesti teoricamente 2,27 € ogni 100 € puntati nel lungo periodo.
Eppure…
Molti scommettitori potrebbero trovare questa opzione convincente.
Perché?
Perché il nostro cervello ama costruire storie credibili:
“Le finali spesso sono equilibrate.”
“Le due squadre potrebbero annullarsi a vicenda.”
“Il pareggio sembra plausibile.”
E in parte avrebbero ragione:
sì, può succedere.
Ma questo non significa automaticamente che sia una buona scommessa.
Qui emerge una distinzione fondamentale:
“Può succedere” non significa “vale la pena scommetterci”.
Passo 3: Calcolo dettagliato dell’EV dell’Arsenal
Passiamo ora all’Arsenal.
La quota proposta è:
3.20
Manteniamo sempre una puntata di 100 €.
Calcoliamo il profitto netto:
(3.20 − 1) × 100
= 220 €
La tua probabilità stimata di vittoria è:
31%
La probabilità di perdere è quindi:
69%
Applichiamo la formula:
EV = (0.31 × 220) − (0.69 × 100)
Scomponiamo:
0.31 × 220 = 68.20
0.69 × 100 = 69
Quindi:
EV = 68.20 − 69
EV = −0.80 €
Verdetto sull’Arsenal
Questo caso è particolarmente interessante.
Perché?
Perché siamo:
molto vicini a un EV positivo.
Ma il risultato resta:
negativo.
In pratica:
perderesti teoricamente 0,80 € ogni 100 € puntati nel lungo periodo.
Ed è qui che molti scommettitori probabilmente cadrebbero nella trappola.
Penserebbero:
“La quota è interessante.”
Oppure:
“Arsenal può davvero sorprendere.”
O ancora:
“Una finale può essere decisa da un episodio.”
E Arsenal potrebbe persino vincere davvero.
Ma questo non trasformerebbe automaticamente la scommessa in una buona decisione matematica.
Perché nel lungo periodo:
la redditività resta negativa.
Cosa ci insegna davvero questo esempio calcistico
Riassumiamo.
EsitoEVPSG−5.60 €Pareggio−2.27 €Arsenal−0.80 €
La conclusione è brutale:
non esiste alcuna scommessa profittevole in questo mercato.
Eppure molti scommettitori giocherebbero comunque.
Perché?
Perché amiamo le storie:
- il favorito,
- la sorpresa,
- una finale equilibrata,
- un pareggio plausibile.
Ma le scommesse sportive non premiano le storie.
Premiano:
gli errori di prezzo.
E qui:
non esiste value da nessuna parte.
Ed è proprio per questo che uno scommettitore professionista può guardare una gigantesca finale di Champions League…
e non piazzare nemmeno una scommessa.
Perché?
Perché la matematica dice:
“Nessun vantaggio. Nessuna scommessa.”
Ma ora arriva la parte più interessante.
Perché nel prossimo esempio succede esattamente il contrario.
Questa volta:
l’intuizione spinge la maggior parte delle persone in una direzione…
mentre la matematica racconta una storia completamente diversa.
Esempio n.2: Iva Jovic vs Naomi Osaka, quando l’intuizione ti spinge verso la scommessa sbagliata
Passiamo ora a un match femminile del Roland Garros tra:
Iva Jovic e Naomi Osaka
Le quote offerte sono:
- Iva Jovic: 2.06
- Naomi Osaka: 1.84
Come scommettitore, però, valuti il match come perfettamente equilibrato:
- Iva Jovic: 50%
- Naomi Osaka: 50%
A prima vista, molti scommettitori sceglierebbero automaticamente Naomi Osaka.
Perché?
Perché il cervello ama le scorciatoie mentali.
Pensiamo subito:
“Naomi Osaka è più famosa.”
“Ha più esperienza.”
“Ha già vinto grandi tornei.”
“Sembra una scelta più sicura.”
Ed è proprio qui che l’intuizione diventa pericolosa.
Perché i bookmaker non vendono nomi.
Vendono:
prezzi.
Vediamo ora cosa dicono davvero i numeri.
Venerdì 29 maggio 2026
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